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February, 2007 Errata CorrigePer chi ha avuto la (s)fortuna di imbattersi nell'articolo apparso su Centonove a proposito del viaggio in India... questa è la versione che doveva essere pubblicata. (dopo una prima chiacchierata con Domenico, mi aveva spedito l'articolo fatto da lui e l'avevo ontegrato e "aggiustato" così). Le parti aggiunte sono sottolineate.
Per cinque giovani barcellonesi una gita a Lipari si è trasformata nell’occasione per lanciarsi in un lungo viaggio nelle terre dell’India. Nell’isola eoliana, nell’estate 2006, i ragazzi hanno conosciuto Viracandra, un Hare Krishna originario di Castell’Umberto, che li ha invitati ad aiutarlo nel realizzare un’iniziativa umanitaria sul modello di quelle varate da “Food for life” (www.ffl.org). Nel giro di pochi mesi, a novembre, i cinque erano già in volo per Nuova Delhi. “Siamo stati subito entusiasti, il progetto consisteva nel porre le basi per una struttura che desse da mangiare ai bambini che frequentano la scuola e limitare il lavoro minorile perché se gli garantisci la scuola ma non gli dai da mangiare, saranno sempre costretti ad andare a lavorare – racconta Ambrogio Isgrò – Siamo stati in India circa due mesi ed è stata la scoperta di un mondo totalmente nuovo, inimmaginabile per noi occidentali. Per cominciare abbiamo attraversato l’autostrada da Nuova Delhi a Vrindavana, la nostra prima tappa, incontrando le prime carovane di cammelli. Il primo ristoro per noi stravolti dal fuso orario è stato bere il chai (bevanda tipica indiana a base di tè e latte) in una sorta di baracca sulla strada tra topi che passeggiavano sui fil di ferro, il pentolame sparso di qua e di là e un po' di gente attorno ad un televisore”. Vrindavana è il centro mondiale degli Hare Krishna, una piccola cittadina nel distretto di Mathura nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, su circa 25.000 abitanti ci sono oltre 5.000 templi. “Vrindavana rappresenta per gli Hare Krishna quello che La Mecca rappresenta per i musulmani. Secondo la tradizione vi trascorse la sua infanzia il dio Krishna, considerato dagli Hare Krishna la più importante divinità del pantheon indiano – racconta Isgrò –, è il luogo terreno in cui si manifesta il mondo spirituale e chi vi nasce nella vita precedente è stato uno yogi. Abbiamo conosciuto le più disparate forme di devozione religiosa. Ad esempio, fare il Parikrama, cioè il periplo a piedi di Vrindavana (e quindi degli oltre 5.000 templi) serve a mondare l’anima non solo dai peccati di questa vita ma anche di quelli delle vite precedenti. Inoltre si crede che qualunque azione si faccia a Vrindavana abbia una valenza karmica molto maggiore”. A Vrindavana Ambrogio Isgrò e i suoi amici hanno alloggiato in un ashram (un tempio-scuola che si autofinanzia dando alloggio a turisti e pellegrini). A Vrindavana i cinque barcellonesi si sono impegnati nelle iniziative umanitarie della Sandipani Muni School. “La Sandipani Muni School è una scuola fondata dall’italiano Rupa Raghunath, anch’egli aderente al movimento degli Hare Krishna che dà istruzione e da mangiare a settecento bambini, di cui oltre quattrocento già adottati a distanza. Chiunque può partecipare, tra le altre cose, alla distribuzione giornaliera di cibo per i poveri che non frequentano la scuola – dice Isgrò – La scuola Sandipani Muni (uno dei progetti di Food for Life) arriva a distribuire circa 50.000 pasti al mese; fa assistenza medica nei villaggi vicini; si occupa degli alberi, delle mucche, della raccolta differenziata e della costruzione di pozzi d’acqua; ha acquistato un certo numero di risciò per affrancare alcuni lavoratori da una vera e propria mafia dei risciò che lì a Vrindavana mantiene alti i costi del mezzo costringendo i guidatori di risciò a non poter comprare un proprio mezzo e a pagare un noleggio piuttosto caro a pochi potenti”. In generale il costo della vita è molto basso in India: il loro primo pranzo indiano in ristorante è costato meno di un euro; per dormire in un ashram o in un hotel si paga meno di 3 euro a notte e un bicchiere di chai costa solo 4 rupie (un euro corrisponde a circa 58 rupie). A Isgrò e i suoi amici non è mancata l’occasione di fare del turismo. Hanno visitato il Taj Majal, il famoso mausoleo fatto costruire nel 1632 dall’imperatore moghul Shahbuddin Mohammed Shah Jahan in memoria della moglie Mumtaz Mahal e dichiarato nel 1983 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Nella città di Fatehpur Sikri hanno scoperto che per il popolo indiano gli occidentali sono “moneta ambulante”. Ambrogio Isgrò racconta: “Fatehpur Sikri è una città abbandonata, ricca di forti e mura dell’epoca moghul. Non c’è un biglietto d’ingresso ma gli indiani ti martellano, devono farti da guida. Entrati in città in auto siamo stati letteralmente assaltati da gente che si proponeva come guida turistica, da mendicanti e venditori ambulanti che hanno continuato per tutto il tempo a starci dietro”. Altre tappe del viaggio sono state Pushkar e Jodhpur, nello stato indiano del Rajasthan, nei pressi del deserto del Thar. Qui hanno dormito a casa di Gemar Singh Bhati (gemar@rediffmail.com) che vuole costruire una scuola nel suo villaggio, fare pozzi d’acqua e montare pannelli solari (che egli stesso non ha). Dopo aver visitato le caotiche metropoli di Nuova Delhi e Calcutta e la leggendaria Benares, l'ultima tappa del viaggio è stata Puri, nello stato indiano dell’Orissa, un’altra città santa indiana. “A Puri vive un italiano, che ormai ha assunto il nome Hare Krishna di Arjuna (arjunanath@hotmail.com), che sta creando una ONG ed organizza campi medici. Noi abbiamo partecipato a uno di questi, di prevenzione dentale. Tra gli organizzatori c’era un docente universitario di medicina ayurveda (la medicina tradizionale indiana utilizzata in India fin dal 4000 a.C. e diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale, i principi medicinali utilizzati sono minerali, metalli purificati ed erbe), il dr. Deba Dash (www.ayurdwar.com). Tramite Arjuna, a Puri i barcellonesi hanno conosciuto i rappresentanti del governo dell'Orissa, partecipato alla cerimonia di consegna di due macchine da cucire a due donne, visto il luogo dove sorgerà una sartoria e visitato due cooperative, una maschile di scultori e una femminile di lavori in cartapesta, collegate al negozio di import-export World Trade Center (www.wtccraftbazarpuri.com). “Torneremo in India, ce ne siamo definitivamente innamorati, ma ora vogliamo creare delle iniziative (commercio equo e solidale, mostre fotografiche, raccordo tra ONG indiane e la realtà italiana) volte a raccogliere fondi per aiutare le realtà e le persone che abbiamo conosciuto lì. Da qualche giorno abbiamo avuto la splendida notizia che una donna, alle cui spese mediche abbiamo contribuito, è stata operata con successo”, conclude Ambrogio Isgrò. Per vedere foto e avere altre informazioni http://fungo78.spaces.live.com e www.casapiranha.it .
Purtroppo uscendo in quella forma e non in questa è stata un'occasione colta a metà (soprattutto l'omissione dei link...). Ma come al solito ci prendiamo quello che viene. Va da sè che le foto erano state quotate e che i nomi dei partecipianti erano stati indicati nella email (su espressa richiesta). E le foto pubblicate le hanno scelte loro su una rosa più ampia (e, "nostra culpa" non c'era una foto una che ci ritraesse tutti assieme). Giusto per puntualizzare ed eviatare equivoci.
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